Gregory Porter è uno dei più apprezzati interpreti di jazz, soul e gospel, con una voce baritonale calda, profonda e molto espressiva.
Gregory Porter è un cantante, compositore e musicista statunitense apprezzato per i suoi testi, spesso autobiografici, che toccano temi sociali, amore e resilienza, mescolando jazz tradizionale, soul, blues, gospel e funk. Ecco una panoramica sulla sua carriera e sfera personale.
Biografia e formazione di Gregory Porter
Nato il 4 novembre 1971 a Sacramento, California, sotto il segno dello Scorpione, Gregory Porter è cresciuto a Bakersfield, in una famiglia numerosa (uno di otto fratelli). Sua madre, Ruth Porter, era un pastore, ministro di culto pentecostale, e lo ha introdotto fin da piccolo al canto gospel in chiesa ed alla musica di Nat King Cole, che è diventato una figura fondamentale per lui, una sorta di “padre surrogato” musicale, dato che il padre biologico era assente.
Porter parla spesso con affetto della sua infanzia: cresciuto da una madre single con sette fratelli in una famiglia numerosa e modesta a Bakersfield. La madre è stata una figura centrale (lo incoraggiava a cantare e gli ha lasciato le ultime parole “Sing, baby, sing!” prima di morire di cancro quando lui aveva 21 anni). La sua famiglia ha subito un grave lutto: ha perso un fratello, Lloyd, nel 2020.
Gregory Porter ha perso la madre per cancro al seno quando aveva 21 anni. Da giovane ha ricevuto una borsa di studio per il football americano alla San Diego State University, dove giocava come lineman, ma un infortunio alla spalla nel 1992 ha interrotto la sua carriera sportiva. Quindi, ha deciso di dedicarsi completamente alla musica.
Dopo gli studi, si è trasferito a New York – intorno al 2004 – lavorando di giorno come cuoco nel caffè del fratello a Brooklyn e cantando di notte nei jazz club. Contemporaneamente, ha partecipato a musical teatrali a Broadway ed in tour nazionali, come “It Ain’t Nothin’ but the Blues” (nomination Tony) e “The Civil War”.
La sua carriera musicale
Gregory Porter ha iniziato a farsi conoscere professionalmente negli anni 2000. Il suo debutto ufficiale è avvenuto nel 2010, con l’album “Water (Motéma)“, nominato ai Grammy come Best Jazz Vocal Album. Poi nel 2012, ha presentato “Be Good”, con cui ha ottenuto un’altra nomination ai Grammy.
L’anno dopo ha firmato con la leggendaria etichetta Blue Note, pubblicando “Liquid Spirit”, il suo album di breakthrough, che ha venduto oltre un milione di copie in tutto il mondo, raggiungendo le vette delle classifiche jazz e ha vinto il Grammy Award per Best Jazz Vocal Album nel 2014. NPR lo ha definito “America’s Next Great Jazz Singer”.
Nel 2016, ha pubblicato “Take Me to the Alley”, altro grande successo, ottenendo il suo secondo Grammy per Best Jazz Vocal Album nel 2017. Il suo lavoro “Nat King Cole & Me” (2017), un omaggio personale a Nat King Cole (nomination Grammy). Nel 2020 con “All Rise”, è ritornato alle composizioni originali ricevendo un’altra nomination ai Grammy.
Nel 2023, ha presentato “Christmas Wish”, un altro suo lavoro che ha ricevuto una nomination ai Grammy come Best Traditional Pop Vocal Album. In totale, ha vinto 2 Grammy Award per Best Jazz Vocal Album (2014 e 2017) e ha ricevuto numerose nomination (almeno 8 in totale).
Gregory Porter nel corso della sua carriera ha pubblicato anche compilation, live e collaborazioni, ad esempio con Disclosure su “Holding On”. L’artista statunitense ha continuato a girare il mondo con tour, facendo conoscere il suo stile elegante e soulful, che lo ha reso amatissimo in Europa, soprattutto UK, Francia, Germania, e negli USA.
Gregory Porter è stato annunciato tra le guest star a Sanremo 2026, nella serata delle cover (la quarta serata, prevista per il 27 febbraio 2026). La sua esibizione con Serena Brancale (in gara tra i Big con il brano “Qui con me”, un pezzo soul, molto intimo, dedicato alla madre scomparsa) è un’interpretazione originale dell’iconico brano “Bésame Mucho” (1940), scritto da Consuelo Velázquez, un bolero/jazz che si presta perfettamente alla voce soul e potente di Porter.
La vita privata di Gregory Porter
È sposato con Victoria (cognome da nubile Stepanov), un’artista visiva e fotografa originaria di Mosca. I due si sono conosciuti durante una performance internazionale e si sono sposati intorno al 2005. Victoria è descritta come una pittrice e fotografa appassionata di ritratti; la famiglia apprezza una vita tranquilla e creativa.
La coppia ha due figli maschi: Demyan (il maggiore, spesso menzionato nelle interviste); Lev (il secondo figlio, citato in alcune fonti recenti). In passato alcune fonti hanno menzionato un altro nome come “Josie”, ma le informazioni più consistenti e aggiornate indicano due figli maschi: Demyan e Lev.
Dove vive?
Gregory Porter vive principalmente a Bakersfield, California, la stessa città dove è cresciuto. Qui ha una casa, dove dovrebbe vivere con la moglie ed i figli, la base in cui torna quando non è in tour. L’artista ha scelto di stabilirsi di nuovo a Bakersfield, dopo anni a New York (Brooklyn, dal 2004 al circa 2010-2015), per avere più spazio familiare, organizzare grandi riunioni, e mantenere radici profonde.
Curiosità su Gregory Porter
– È considerato uno dei cantanti jazz maschili più influenti della sua generazione, con un successo che va oltre il jazz, arrivando ad un pubblico internazionale.
– I suoi brani mescolano jazz tradizionale, soul, blues, funk e gospel, con testi spesso autobiografici e sociali. Da ascoltare assolutamente nel suo repertorio, brani come: “Liquid Spirit”, “Hey Laura”, “1960 What?”, “Be Good”, “Take Me to the Alley”, “No Love Dying”.
– Il suo stile iconico include spesso il cappello (deerstalker o fedora) ed un’eleganza soul.
– È attivo sui social, attraverso il suo profilo Instagram e Facebook promuove la sua musica, una conferma del suo talento, apprezzato da tutto il panorama musicale.